L’ambasciata italiana da Tangeri a Fez nel 1875 - 2. Il viaggio dell’Ambasciata italiana

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 L’ambasciata italiana da Tangeri a Fez nel 1875: dal libro di Edmondo de Amicis alle pitture di Stefano Ussi e Cesare Biseo

2. Il viaggio dell’Ambasciata italiana, tra esplorazione, commercio e missione artistico-letteraria

È proprio dall’opera Marocco di Edmondo De Amicis, che ricaviamo il maggior numero di notizie sulla missione diplomatica Italiana che si reca da Tangeri a Fez nella primavera del 1875 {tip openonclick="1" title="Nota" text="Edmondo De Amicis, Marocco, con disegni di Stefano Ussi e Cesare Biseo, Fratelli Treves Editori, Milano, 1879." sticky="1"}(10){/tip}.

 La città di Tangeri, dove sbarcarono e si radunarono i partecipanti al viaggio, era infatti sede della Legazione Italiana, che si trovava a quel tempo nella piazza del Soco Piccolo (Zoco Chico). La missione diplomatica fu guidata da quattro funzionari. Il primo, capo della spedizione, il Commendatore Stefano Scovasso, che già a partire dal 1869 si adoperò per dare un ruolo attivo all’Italia in Marocco, tramite trattati di commercio e accordi personali con il Sultano. Ma fino al 1875 nessuna missione diplomatica italiana si era mai recata fisicamente a Fez e si aspettava quindi di essere accolta con grande solennità dal giovane sultano Muley el Hassan I, salito al trono solo nel 1873. Il secondo fu il capo di Stato Maggiore Giulio di Boccard, che scrisse in questa occasione Considerazioni militari sul Marocco. Questo è un interessante rapporto, corredato di belle carte topografiche, finalizzato alla conoscenza a scopo militare del territorio e delle forze marocchine. Gli altri furono Fortunato Cassone, Ministro della Marina, capitano di vascello e comandante del regio trasporto Dora e Paolo Grande, vice console italiano a Tangeri.

Partecipò inoltre alla spedizione il genovese Carlo Morteo, agente consolare di Italia nella città di Mazagan (oggi nota come El Jaddida) e titolare di una azienda di trasporti. Parlando perfettamente l’arabo ebbe la funzione di interprete principale durante il viaggio. Altri partecipanti furono il signor Patxot, ex ministro di Spagna a Tangeri e amico di Morteo, Salomone Aflalo, secondo dracomanno della Legazione italiana a Tangeri, Miguerez, medico ebreo della carovana nativo di Algeri e Mohamed Ducali {tip openonclick="1" title="Nota" text="Personaggio importante di Tangeri, fu ritratto anche dal pittore spagnolo Josep Tapirò (1836-1913). Sulla pittura di Tapirò, vedere “El misteri de Tànger o la petita Constantinople: la pintura di Josep Tapiró” in Carbonell, Orientalisme. L’Al-Maghrib i els pintors del segle XIX, pp. 147-195." sticky="1"}(11){/tip}, protetto della Legazione italiana che accompagnò l’ambasciata in qualità di scrivano. Infine Hamed Ben Kasen Buhamai, comandante della scorta di quaranta soldati e generale dell’esercito imperiale, mandato dal Sultano per accompagnare la spedizione fino a Fez. Egli fu il responsabile della salute e dell’incolumità dei partecipanti al viaggio e ne rispondeva direttamente di fronte al re.
Oltre al primo saluto del re Vittorio Emanuele II, la carovana portò in dono al Sultano alcuni oggetti d’artigianato italiano: poltrone, specchi, candelabri e un ritratto del re d’Italia.

Stefano Ussi, Il ricevimento dell’ambasciata italiana a Fez, olio su tela, 1879
Edmondo De Amicis si presenta nella sua stessa opera in qualità di inviato speciale del periodico settimanale L’Illustrazione Italiana per raccontare al suo fedele pubblico, già informato dell’evento da annunci e articoli anteriori alla partenza, questo avventuroso viaggio.
Il resoconto fu scritto tra il 1875 e il 1876, riordinando gli appunti che De Amicis prese direttamente sul posto e fu pubblicato per la prima volta nel 1876 dai Fratelli Treves, stessa casa editrice dell’Illustrazione Italiana. Una nuova edizione uscirà poi nel 1879, accompagnata dalle incisioni tratte dai disegni e dalle pitture dei due compagni di viaggio dello scrittore, Ussi e Biseo.
Stefano Ussi è descritto come un personaggio un po’ schivo, silenzioso, qualche volta irascibile. Fu ritratto spesso da Biseo in scene di gruppo con gli altri partecipanti alla spedizione, sempre riconoscibile per la folta barba.

Ussi, nelle sue incisioni, sembra soprattutto interessato alla pittura di vedute paesaggistiche o dai grandi spettacoli militari come il cosiddetto barod o tabaurida {tip openonclick="1" title="Nota" text="Si tratta di una sorta di gioco di destrezza tra i cavalieri, che alla fine si convertì in una attrazione per i turisti stranieri. Fu molto rappresentata dagli artisti europei, tra i quali Georges Clairin, Mariano Fortuny, Victor Eeckhout, Mariano Bertuchi, Josè Gallego Arnosa, Edward Aubrey Hunt e altri." sticky="1"}(12){/tip}, in cui sia percepibile una certa atmosfera epica di movimento e battaglia {tip openonclick="1" title="Nota" text="Valentina Bezzi, De Amicis in Marocco. L’esotismo dimidiato. Scrittura e avventura in un reportage di fine Ottocento, Socrates, Padova, 2001, p. 62-63." sticky="1"}(13){/tip}.
Stefano Ussi, i taccuini del viaggio in Marocco, 1875, Collezione Ventura, MilanoRispetto a Biseo produsse molti meno schizzi e bozzetti, ma preferì prendere pochi appunti, dipingendo poi a memoria, nella tranquillità del suo studio fiorentino, poche grandi tele ad olio. Secondo Romualdo Pantini (1877-1945), che lo conobbe direttamente, Ussi, ormai non più giovane, raccontò che temeva di essere preso a sassate dai marocchini, dato che rappresentare la figura umana è considerata dagli arabi una violazione delle leggi del Corano. E infatti i due pittori ebbero non poche difficoltà nel ritrarre le persone locali {tip openonclick="1" title="Nota" text="Romualdo Pantini, Artisti contemporanei: Stefano Ussi, nella rivista “Emporium”, maggio 1900, vol. XI, n. 65." sticky="1"}(14){/tip}. Gli rappresentarono semmai da lontano, o mentre dormivano. Oppure si ridussero a disegnare gli animali e gli oggetti dell’accampamento. Gli unici che si prestarono tranquillamente alla penna degli artisti furono gli ebrei, non impediti da nessun divieto {tip openonclick="1" title="Nota" text="Stessi problemi avranno anche altri pittori che si recano in Marocco, tra cui Mariano Fortuny ed Eugène Delacroix. Di fatto i disegni di Fortuny che rappresentano i mori di Tetuan e Tangeri, ritraggono quasi esclusivamente ebrei e così dei quadri orientalisti che conosciamo di Delacroix, come Matrimonio ebreo a Tangeri o Ebrea vestita a festa. Vedi CARBONELL, Jordi À., El viatge a Orient i la pintura del segle XIX. Algunes particularitats de la pràctica pictorica en terres musulmanes, in Els camins, el viatge, els artistes, 2007, pp. ; Jordi A. Carbonell, Marià Fortuny i la descoberta d’Africa, p. 36 e Eugène Delacroix, Diario 1822-1863, p." sticky="1"} (15){/tip}.

Per il libro Ussi fece tradurre a incisione litografica da Borrani solo quattro grandi opere ad olio dedicate ai momenti più solenni della spedizione:
-La scorta d’onore davanti all’ambasciata {tip openonclick="1" title="Nota" text="De Amicis, Marocco, pp. 136-137 dell’edizione Treves 1879. Il quadro ad olio si trova nella Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma." sticky="1"}(16){/tip}
-Lab el barode (giuochi con la polvere) davanti al campo dell’ambasciata italiana {tip openonclick="1" title="Nota" text="De Amicis, Marocco, pp. 185-186 dell’edizione Treves 1879. Il quadro ad olio si trova nella Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma" sticky="1"}(17){/tip}
-La festa per la nascita di Maometto sulla piazza del mercato a Tangeri {tip openonclick="1" title="Nota" text="De Amicis, Marocco, pp. 264-265 dell’edizione Treves 1879. Il quadro ad olio si trova nella Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma. Questo stesso soggetto è dipinto da Fortuny con il nome di Fantasia Araba (1867)." sticky="1"}(18){/tip}
-L’ambasciata davanti al sultano {tip openonclick="1" title="Nota" text="De Amicis, Marocco, pp. 376-377 dell’edizione Treves 1879. Il quadro ad olio si trova nella Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma. Qui Ussi si è autoritratto mentre solleva il cappello. La stessa cerimonia è rappresentata da Eugène Delacroix nell’olio su tela Mulay-Abd-el-Rahman, sultano del Marocco (1845), dove però la città sullo sfondo è Meknes invece di Fez." sticky="1"}(19){/tip}

Tuttavia, rimase affascinato anche dalle figure statuarie di cavalieri e governatori come lo stesso sultano Muley Hassan. I taccuini dei suoi schizzi sul Marocco si trova a Milano, nella collezione privata Ventura. Altri schizzi, acquerelli e piccoli oli su tela e tavola si trovano a Firenze, nella Galleria di Arte Moderna e nel Gabinetto disegni e stampe degli Uffizi. Opere dello stesso viaggio sono conservate al Museo Municipale di Arezzo e alla Galleria di Arte Moderna di Torino. Un acquerello intitolato Marocchino si trova inoltre alla Galleria Ricci-Oddi di Piacenza. Molte sono le opere di Ussi sparse per collezioni private e nel mercato delle case d’asta. È comunque sempre molto difficile riuscire a distinguere se si tratta di pitture e bozzetti riguardanti il soggiorno in Egitto, molto più lungo e produttivo, o quello in Marocco {tip openonclick="1" title="Nota" text="La casa d’aste Pandolfini di Firenze ha messo più volte in vendita opere orientaliste di Ussi: il 7 ottobre 1996 Gruppo di orientali e Soldato orientale dalla collezione dei conti Beni di Stia. Il 16 marzo 2000 è andata all’asta Fantasia araba. Il 29 ottobre 2008 è stata la volta di Arabo seduto" sticky="1"}(20){/tip}.
Il più giovane Cesare Biseo sembra invece più curioso e prolifico. Realizzò il maggior numero di bozzetti del libro, rappresentando scene di genere, piccoli paesaggi, architetture moresche e ritratti. Scene di vita di strada, di santoni, di incantatori di serpenti, di mercato, matrimoni e seppellimenti di cadaveri, torture e punizioni inflitte a ladri e ribelli e altre sono accompagnate spesso da didascalie che sono anche richiami puntuali al testo.
È lui a ritrarre i compagni di viaggio, piccoli personaggi quasi caricaturali e spersi nel grande e sconosciuto territorio marocchino. Tuttavia non rinunciò a realizzare anche quadri panoramici o scene ufficiali {tip openonclick="1" title="Nota" text="I suoi bozzetti sono tradotti in incisioni da Canedi e Barberis, che spesso collaborano con la rivista. " sticky="1"}(21){/tip}.

De Amicis lo ritrasse a sua volta con la scrittura, presentandocelo come un personaggio piuttosto burlone, che si divertiva talvolta a prendere in giro i compagni utilizzando la propria abilità artistica:

“La sera passò senz’avvenimenti notevoli, fuorché la scoperta ch’io feci d’uno scorpionaccio nero sopra il cuscino del mio letto, nel momento che stavo per coricarmi. Fu però un terrore passeggiero, poiché avvicinandomi a poco a poco col lume, lessi sul dorso dell’animale l’iscrizione rassicurante: -Cesare Biseo fece addì 5 maggio 1875.” {tip openonclick="1" title="Nota" text="Edmondo De Amicis, Marocco, con disegni di Stefano Ussi e Cesare Biseo, Fratelli Treves Editori, Milano, 1879, p. 147." sticky="1"}(22){/tip}

Molte delle opere di Biseo sono conservate, oltre che sul mercato e in collezioni private, alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, alla Galleria Ricci Oddi di Arte Moderna di Piacenza, alla Galleria di Arte Moderna di Palermo. Dai numerosi bozzetti e studi prodotti in Marocco realizza diverse opere su tela, tra le quali Mercato Arabo (1876) e Palazzo di giustizia a Tangeri (Veduta della Casba), opera che presentò all’Esposizione di Belle Arti di Napoli del 1877 e costituì il suo esordio espositivo. La Casba fu uno dei luoghi più rappresentati dagli artisti a Tangeri {tip openonclick="1" title="Nota" text="Tutti gli artisti che passarono da Tangeri rappresentarono questa piazza. Tra questi Eugéne Delacroix, Josep Tapirò, Mariano Fortuny, Frank Brangwyn, Henry Tanner, Benjamin Constant, Albert Marquet Henry Matisse." sticky="1"}(23){/tip}, una città che in fin dei conti non possedeva la maestosità e bellezza di luoghi come Fez, Meknes o Marrakech. Era i luogo più caratteristico e “orientalista”, con i grandi archi a ferro di cavallo della tesoreria e dell’edificio del governatore. D’altra parte era però una città “occidentalizzata” e sicura, dove gli europei potevano incontrare molti dei confort a cui erano abituati nei loro paesi.

Nel 1880 fu la volta di sei acquerelli di ispirazione nordafricana, presentati alla Mostra Nazionale di Torino. Nel 1883 partecipò all’esposizione Internazionale di Belle Arti con la grande tela Ricevimento della prima ambasciata Italiana in Marocco (Roma, Palazzo della Consulta). Anche l’olio Nel deserto (1889) sembra riferirsi al soggiorno marocchino, che, esposto nel 1900 alla mostra della Società “In Arte Libertas” a Roma, fu acquistato dalla Casa Reale {tip openonclick="1" title="Nota" text="Incanti e scoperte: l’Oriente nella pittura dell’Ottocento italiano, a cura di Emanuela Agiuli e Anna Villari, Silvana Editoriale, Milano, 2011." sticky="1"}(24){/tip} .

Stefano Ussi, Lab el barode davanti al campo dell’ambasciata italiana, olio su tela, 1879