Il colore dell’architettura di terra: Shibam - Conclusioni

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Conclusioni

Situato tra due montagne sul bordo del grande wadi e quasi completamente isolato da qualsiasi altro insediamento urbano, Shibam e il suo ambiente conservano l’ultimo superstite e forse la prova provata di una società tradizionale che si è adattato alla vita precaria di un ambiente agricolo che dipende dalle piene periodiche del Wadi Hadhramaut. All’interno della cinta muraria, le caratteristiche e il tessuto urbano della città, tutti gli elementi materici e costruttivi dell’edilizia, che formano il significato di una realtà architettonica e urbana sono presenti e in gran parte integri e per lo più in buone condizioni [8]. Inoltre, l’oasi, il suo funzionamento e il rapporto con la città è ancora intatto, e merita una adeguata protezione. L’integrità sociale, funzionale e visiva dell’ambiente naturale e antropizzato è ancora valida anche se l’integrità materiale, costruttiva, funzionale e strutturale delle fabbriche è indirettamente minacciata dalle nuove costruzioni in calcestruzzo armato, oggetti dannosi per l’ambiente circostante.

L’Architettura di Shibam è una architettura materica, plastica, visiva, colorata ed è oggi minacciata nella sua integrità architettonica, formale, tecnologica e strutturale dal ‘moderno’ che avanza e che impone stili e tecniche costruttive importate dall’Occidente, nonostante siano stati eseguiti importanti interventi di recupero promossi negli anni a favore della conservazione del genius loci e di una ripresa dell’economia che favorisca la residenza e non permetta l’abbandono della città.

 Nondimeno, Shibam richiede una continua opera di manutenzione per la sua tutela, soprattutto quando l’azione dei monsoni genera effetti devastanti sulle costruzioni soggette all’incuria dell’uomo. Nel 2008 forti precipitazioni e l’esondazione del Wadi Hadhramaut hanno causato gravi danni a numerosi edifici della città, messo in ginocchio l’economia locale, e molte persone hanno abbandonato la città storica in favore di nuovi insediamenti in aree non esondabili, e più sicure dal punto di vista ambientale. Questo depauperamento del tessuto abitativo è una delle cause più importanti del declino che può colpire la città millenaria.

Per questo motivo già nel 1982 l’UNESCO aveva fatto redigere da Ronald Lewcock e Jacques Heyman [9] un dettagliato rapporto sulle condizioni di degrado ambientale, statico e materico della città e proposto una serie di interventi di restauro e consolidamento statico per ridare alla città lo splendore passato, e poi dichiararla patrimonio mondiale dell’UNESCO.La conclusione di Heyman è perentoria: « The first priority in the rehabilitation of the houses must be to restart the traditional ways of maintaining the roofs and walls» [10].

In questo senso, lo spirito di questa breve nota è quello di portare all’attenzione dello studioso un patrimonio di Architettura che raccoglie al suo interno l’insieme di quei saperi propri dell’arte e della scienza del costruire, che sono alla base del fare Architettura. In questo senso reputiamo che il recupero consapevole degli antichi mestieri, delle tecniche costruttive tradizionali, dell’uso dei materiali locali sia un passo in vanti verso il progresso, per la conservazione e la riabilitazione di un patrimonio architettonico sempre più violato dal ‘modernismo’ imperante volto al ‘nuovo’, e molto spesso dimentico di conoscenze di grande valore storico e 12 scientifico. Per questo motivo Shibam con i suoi palazzi innalzati verso il cielo azzurro dell’Arabia Felix, rappresenta l’essenza dell’Architettura materica e razionale contro l’insensatezza di molta architettura contemporanea.

“We are not against Beauty, but against useless things”. [Nikita Sergeevič Chruščëv, 1954].

Prof. Massimo CorradiProf. Massimo Corradi
Professore associato presso Università degli Studi di Genova / University of Genoa
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Note e bibliografia
[1] Helfritz, Hans 1937. “Land without shade”. Journal of the Royal Central Asian Society, 24, n. 2: 201–16.

[2] Costruita “da mani di giganti per antichi re simili a dei”, cfr. Stark, Freya 1936. The Southern Gates of Arabia. A Journey in the Hadhramaut. S.l.: E.P. Dutton; p. 185.

[3] Jerome, Pamela; Chiari, Giacomo; Borelli, Caterina 1999. The Architecture of Mud: Construction and Repair Technology in the Hadhramaut Region of Yemen. APT Bulletin 30, n.2–3: 39–48.

[4] Ronald Lewcock 1986. Wadi Hadramawt and the walled city of Shibām. Paris: UNESCO.

[5] Hinz, W. “D̲h̲irāʿ.” Encyclopaedia of Islam, Second Edition. Edited by: P. Bearman, Th. Bianquis, C.E. Bosworth, E. van Donzel, W.P. Heinrichs. Brill Online, 2015.

[6] Sull’Architettura di Shibam e del Wadi Hadhramaut cfr.: Salma Samar Damluji, The Valley of Mud Brick Architecture (Shibām, Tarim, and Wadi Hadramaut). Reading: Garmet Editions, 1992. Sull’Architettura yemenita vedi invece: Salma Samar Damluji 2008. The Architecture of Yemen: From Yafi to Hadramut. London: Laurence King Publishing. Cfr. anche: Breton, Jean-Francois and Darles, Christian 1980. Notes préliminaires sur l’architecture de Shibâm une ville du aramawt (SudYémen). Studia Islamica, 51, 179-97; Breton, Jean-Francois and Darles, Christian 1985. Shibam and the Wadi Hadramaut. MIMAR 18: Architecture in Development, Singapore: Concept Media Ltd. Infine, sempre sull’Architettura yemenita cfr.: Costa Paolo e Ennio Vicario 1977. Yemen, paese di costruttori. Milano: Electa; Manfredi Nicoletti 1985. Architettura e paesaggio nello Yemen del Nord. Roma-Bari: Laterza.

[7] Un interessante studio sull’edilizia di Shibam è il seguente: Anwar Ahmed Baessa, Ahmad Sanusi Hassan 2010. An Evaluation of Space Planning Design of House Layout to the Traditional Houses in Shibam, Yemen. Asian Culture and History, Vol. 2, No. 2; July 2010: pp. 15-24. Vedi anche: Hatim M. Al-Sabahi 2005. A Comparative Analysis of the vernacular Housing Cluster of Yemen. Sana’a and Shibam Hadhramawt A Case Study. Journal of Science & Technology, Vol. 10, n. 1 & 2: pp. 27- 34.

[8] Una campagna di restauri è stata promossa dall’UNESCO, dal Governo Yemenita (General Organization for the Preservation of Historic Cities in Yemen, Ministry of Culture, the General Organization for the Preservation of Historic Cities in Yemen), dall’Aga Khan Awards for Architecture e dalla German Society for Technical Cooperation (Gesellschaft für Technische Zusammenarbeit), quest’ultima ha intrapreso un progetto di sviluppo urbano di Shibam tra il 2000 e il 2010. Un team di professionisti ha documentato e ispezionato gli edifici storici e residenziali della città, e ha offerto una guida e una stima per il costo del restauro. I proprietari interessati potranno quindi ripristinare i loro edifici con una sovvenzione del 35% offerto dal Fondo sociale dello Yemen per lo sviluppo sociale ed economico del Paese. Il progetto prevede un forte incentivo contro l’esodo dalla città storica e ha avuto l’effetto di stimolare la conoscenza e il re-impiego delle tecniche di costruzione tradizionali delle costruzioni in mattoni di terra-fango di Shibam. Per rispondere alle esigenze di una comunità che vive attraverso la conservazione il progetto ha ricevuto il Premio Aga Khan Awards for Architecture nel 2007.

[9] Ronald Lewcock & Jacques Heyman 1982. Shibam and Wadi Hadramawt. Report No. 3. Technical Report. Paris: UNESCO.

[10] Ibidem, p. 47.