Le opere significative che Delacroix ha composto dopo il viaggio in Marocco

 
"I fanatici di Tangeri". Eugène Delacroix (1798-1863)

I fanatici di Tangeri (1837-88, olio su tela, Istituto d'Arte di Minneapolis)

"Questi fanatici, in certi periodi dell'anno, si riuniscono fuori dalle città animandosi con la preghiera e con le grida frenetiche, entrano in un vero e proprio stato di ubriachezza e sparpagliandosi per le strade si abbandonano anche ad atti pericolosi." Con queste parole, che bene sottolineano un certo "distacco compositivo", Delacroix parla di questo suo dipinto.

"Sultano del Marocco". Eugène Delacroix (1798-1863)

Sultano del Marocco (1845, olio su tela; 377 x 340. Tolosa, Musée des Augustins)

Sullo sfondo le mura, in scena la cerimonia che, per la sua solennità, appare bloccata e silenziosa. Scena all'aria aperta, in piena luce calda con colori accesi e personaggi monumentali: Delacroix, maestro dell'istantaneità, riesce a usare la matita come una macchina fotografica che, oltre alle immagini, sa immortalare le emozioni.

"A Meknez. Il Mellah e Sidi Said". Eugène Delacroix (1798-1863)

A Meknez. Il Mellah e Sidi Said (1832, acquerello, penna e inchiostro. Parigi, Louvre, Cabinet des Dessins)

Queste pagine sono tratte dal cosiddetto Album del Marocco, il grande album con diciotto acquerelli in cui Delacroix documenta il suo viaggio in Oriente. Da questi schizzi bene si può intuire come il pittore francese fosse attirato e colpito da ogni cosa e come cercasse di riportare quanto più possibile di questo popolo misterioso e 'antico'.

"Musici ebrei di Mogador". Eugène Delacroix (1798-1863)

Musici ebrei di Mogador (1847, olio su tela 40x55 cm Parigi, Louvre)

Come molte altre opere che si riferiscono al viaggio in Marocco, anche questa è ricostruita "a memoria" dopo diversi anni dal ritorno in Francia. Il quadro rappresenta una "tranche de vie", un momento di vita locale in cui i protagonisti si lasciano andare ad atteggiamenti di routine. Il bagliore di luce che squarcia il fondo nero accentua la stanchezza della donna e fa si' che vengano a mancare le ambientazioni suggestive tipiche dei dipinti datati nei primi anni dal suo ritorno.

 "Arabo che sella il cavallo". Eugène Delacroix (1798-1863)

Arabo che sella il cavallo (1855, olio su tela. The Hermitage, St. Petersburg, Russia)

Il dipinto rappresenta un cavaliere marocchino che getta un tappeto da sella sul dorso del suo cavallo. La scena è ambientata in una scogliera vicino al mare. In primo piano, in basso a sinistra, si vede una sacca rossa su cui è appoggiato la sciabola dell’arabo. In lontananza si intravede anche un altro personaggio a cavallo.