La lingua araba

Molte lingue non semitiche, in passato, hanno usato la scrittura araba, è il caso del persiano, del turco, del maltese e del wolof in Africa. Ancora oggi, il persiano ed altre lingue indoeuropee, usano i caratteri arabi per la loro scrittura.

Lingua araba, la foneticaLa lingua araba ha la particolarità di essere molto ricca di consonanti e povera di vocali. Queste vocali, le stesse dell'italiano, vengono pronunciate in modo attenuato e talvolta il nostro orecchio fa fatica a distinguerle. Delle 28 lettere ben 17 hanno un suono assolutamente diverso rispetto all'alfabeto italiano. Con le consonanti di questa lingua si può produrre qualsiasi suono che la gola umana possa emettere, per questo, l'arabo è considerato una delle lingue più ricche anche da questo punto di vista.

L'arabo grazie alla lettura del Corano, sempre identica nei secoli, ha conservato intatta questa ricchezza di suoni evitando l'usura fonetica subite generalmente dalle altre lingue nel corso della loro evoluzione.

La lingua araba, scritturaE' una scrittura alfabetica composta da 28 lettere, possiede solo tre vocali che sono: a, i, u, simili a quelle della lingua italiana. Le vocali brevi non si scrivono.

L'arabo si scrive e si legge da destra a sinistra, quindi per leggere un libro scritto in arabo bisogna iniziare dall'ultima pagina. La scrittura è solo corsiva, cioè le lettere, quasi sempre, sono attaccate una all'altra.

La scrittura appare quindi una sorta di stenografia e bisogna intuire la pronuncia delle parole a partire dalle sue consonanti, per esempio MNZL (casa). Per rendere meno difficile la lettura si usa "vocalizzare" le consonanti con dei piccoli segni posti sopra o sotto le stesse. La forma delle lettere varia leggermente secondo la loro posizione: all'inizio, nel mezzo o alla fine della parola. La scrittura è stata molto usata come elemento decorativo nelle opere d'arte poiché il Corano ha condannato la riproduzione di esseri animati per evitare l'idolatria.

La lingua araba, la grammaticaLa grammatica araba, a differenza della fonetica o della scrittura ha molti punti in comune con quella italiana. Esistono in arabo due generi, maschile e femminile, la concordanza dell'oggettivo con il nome, l'esistenza delle preposizioni, dell'articolo, la coniugazione dei verbi ecc ... Molte sono tuttavia le differenze: ci sono tre numeri, singolare, plurale, duale, quest'ultimo si usa se sono presenti due soggetti. I plurali dei nomi si formano in modo spesso irregolare come talvolta nella lingua inglese. Il verbo è situato davanti al soggetto. I verbi hanno una serie di forme derivate che esprimono il passivo, il riflessivo ecc... L'aggettivo si mette sempre dopo il nome. I pronomi personali complimenti si legano alla fine del verbo.

Iscrizioni in arabo, Palazzi Nasridi di Alhambra di Granada

La cosa più curiosa della lingua araba è che le parole sono molto spesso formate dall'insieme di sole tre lettere, chiamate la radice, legate tra loro in vari modi, per esempio:LAFADA (la radice è L.F.D) = Pronunciare   NABATA (la radice è N.B.T) = Germogliare;
MALAKA (la radice è M.L.K) = Possedere;
NADARA (la radice è N.D.R) = Guardare;
WASANA (la radice è W.S.N) = Pesare;
SAKANA (la radice è S.K.N) = Abitare;
TALABA (la radice è T.L.B) = Domandare;
DARABA (la radice è D.R.B) = Picchiare ecc...

Per indicare colui che fa un azione generalmente si metti una "i" davanti alla seconda consonante per esempio:

da KATABA (la radice è K.T.B) = Scrivere, avremo KATIB (scrittore)
da MALAKA (la radice è M.L.K) = Possedere, avremo MALIK (colui che possiede; re)
da WARATA (la radice è W.R.T) = Ereditare, avremo WARIT (erede).

Per i nomi che indicano un luogo, spesso la regola più semplice è quella di mettere un "ma" subito prima della radice. Allora avremo:

MAKTAB = ufficio o scrivania;
MANBAT = vivaio;
MAGHREB = punto dove il Sole tramonta, occidente;
MASHREQ = punto dove il Sole sorge, oriente;
MANDAR = panorama, vista;
MANZIL = casa;

Con altri procedimenti di derivazione, numerosi nella lingua araba, si possono ottenere altre parole più o meno vicine alla loro radice, per esempio:

Dalla radice K.T.B. abbiamo: KATABA (ha scritto), KATIB (scrittore), KITAB (libro), MAKTUB (il destino), MAKTABA (biblioteca), KATTABA (chi insegna a scrivere) ecc...

Dalla radice N.D.R. abbiamo: NADARA (ha guardato), NADDARA (occhiali), MINDAR (cannocchiale), TANADDARA (aspetta con pazienza), INTADARA (aspetta), ANNADAR(vista), ANNADARIA (ipotesi), ANNADUR (faro) ecc...

Dalla radice S.L.M. abbiamo: SALIMA (salvato), SALAM (pace), SALAMA (salvezza), SALMA (sana), ISLAM (Islam), MUSLIM (musulmano), ISTISLAM (sottomissione), SALLAMA (consegnare) ecc...

La lingua araba, tracce!Per lunghi secoli, su contrapposte sponde del Mediterraneo, due culture, quella occidentale - cristiana e l'altra arabo - musulmana, sono periodicamente entrate in contatto tra loro alternando momenti di pace a momenti di conflitto. Le tracce di questi contatti le troviamo anche nella lingua italiana in molte parole di origine chiaramente araba. Ve ne elenchiamo alcune:

agemina * alambicco * albicocco * alcali * alchimia * alcol * alfa * alfiere, algebra * alidada * alizarina * almagesto * almanacco * ambra * ammiraglio * arak * arancio * ascaro * assassino * auge * azzurro * baldacchino * barda * bardassa * barracano * bazar * beduino * been * benzoino * berbero * bizzeffe * bottarga * burnus * buttero * cabila * cad“ * caffettano * caffo * cafiso * cafro * caid * cali * califfo * camallo * candire * canfora * cangia * caracca * caraffa * carato * carciofo * carruba * carrubo * casba * cassero * catrame * chitarra * coffa * copata * copto * coranico * cotone * cremisi * cubbaita * cubebe * cuscus * dancalo * darsena * dinar * dirham * dogana * dragomanno * druso * durra * egira * elisir * fachiro * fardello * favara * fedayin * fellaga * fellah * fennec * ferraiolo * fondaco * futa * gabbano * galabia * garbino * garbo * gazzarra * gazzella * gebel * gelada * gelsomino * ghibli * ghirba * giara * giarda * giraffa * giubba * giucco * giulebbe * hagi * hammada * hammam * hashish * henna * iman * intifada * islam * jihad * kebab * kefiyyah * khamsin * lacca * limone * maccaluba * madrasa * magazzino * magona * mahdi * mammalucco * mammone * maona * marabottino * maraved“ * marcasite * marzacotto * marzapane * materasso * matto * mazzera * mecca * medina * melanzana * menhir * meschino * mosciame * muft“ * mujaeddin * nacchera * nadir * nanfa * narancio * natron * nenufero * omayyade * ottomano * ottone * petonciano * ragazzo * rais * ramadan * reg * ricamare * risma * romano * rotolo * rubbio * rubbo * sabra * salam * salamelecco * sandalo* sansa* scaccomatto * scarlatto * sceriffo * sciabecco * sciarra * scirocco * sciroppo * sena * sensale * serir * sof“ * sommacco * sufi * suk * sunna * sura * tab“ * taccuino * tafferia * talco * tamarindo * tamarro * tamburo * tara1 * targone * tar“ * tariffa * tarsia * tazza * tell * tomolo * tuareg * turbitto * turcimanno * turco * turcomanno * tuzia * uadi * ud * ulama * uri * verzino * zafferano * zagara * zara * zecca * zerbino * zeriba * zibibbo * ziro * zucchero ecc . . .

E' chiaro che nell'affrontare questo argomento, la lingua araba, non ci siamo addentrati in considerazione approfondite, ma abbiamo cercato di evidenziare alcune caratteristiche peculiari che possono suscitare ulteriori curiosità. L'importanza della lingua araba, per il contributo che ha dato allo sviluppo e al progresso delle Scienze e del Sapere, sarebbe ben più meritevole di considerazione e stima.

L'arabo, pur essendo una lingua omogenea, costantemente preoccupata della sua purezza, è diffusa su una superfici talmente vasta che ha subito variazioni dialettali importanti. Per questo e meglio imparare l'arabo "moderno" derivato direttamente dal Corano e noto dai media.

In futuro, cercheremo di approfondire questo argomento, sperando con questo di aggiungere un mattone alla costruzione di un ponte di conoscenza che favorirà lo scambio tra due culture diverse, perché la ricchezza e lo sviluppo di una cultura nascono dalla capacità di aprirsi alle altre e con esse dialogare.

L'alfabeto arabo è composto da 28 lettere; esse si scrivono e si leggono da destra a sinistra.
Non esistono le maiuscole.

Alfabeto arabo completo

Per scrivere una lettera, seguire il senso delle frecce:

Come scrivere le lettere dell'alfabeto arabo

Variazione nella forma delle lettere

La forma delle lettere varia leggermente secondo la loro posizione nella parola: all'inizio, nel mezzo o alla fine della parola. Si consiglia di per vedere i mutamenti che le lettere subiscono nella loro forma secondo la loro posizione nella parola.

N.B.:
 

Le lettere nelle parole si legano insieme da destra e sinistra, solo sei si legano solo alla lettera precedente, cioè quella di destra e sono:

 Le sei lettere, alfabeto arabo

Cinque lettere Cinque lettere alfabeto arabo se iniziali o mediane si distinguono l'una dall'altra solo per il numero dei punti e la posizione di questi ultimi.

 

Quando sono iniziali:
Le cinque lettere iniziali

Quando sono mediane:
Le cinque lettere mediane

Quando sono finali prendono la loro forma completa, cosi:
Le cinque lettere finali

Alla fine della riga le parole arabe non si spezzano mai, quindi le loro lettere si stringono o si allargano in modo da far entrare nello spazio dato la parola al completo.


 Nell'alfabeto arabo non esistono lettere maiuscole.

 

Vocali brevi

Nelle parole si segnano solo tre vocali brevi: a, i, u, cioè quando la voce non ci si sofferma, ma passa velocemente alla consonante che segue. Le tre vocali sono altrettanti simboli fonetici che si mettono sopra o sotto la consonante per indicare una particolare pronuncia, sono:


La vocale breve a (detta fathah) è indicata con una lineetta lievemente obliqua posta sopra la consonante da pronunciare, così: Lingua araba grammatica, fatha

La vocale breve i (detta kasrah) è indicata con una lineetta lievemente obliqua posta sotto la consonante da pronunciare, così:Lingua araba grammatica, kasrah
La vocale u (detta dammah) è simile ad un apostrofo ed è posta sopra la consonante da pronunciare, così: Lingua araba grammatica, dammah

A quanti già conoscono la grammatica ed i vocaboli della lingua araba basta l'ossatura delle parole, cioè le sole consonanti, per leggere ed capire correttamente testi scritti senza indicazione delle vocali.

Solo in dizionari, libri scolastici, nel Sacro Corano, in letteratura, cioè ovunque si senta la necessità di indicare con precisione la lettura, si appongono i segni suddetti ed altri ad indicare i raddoppiamenti di consonanti ed altri particolari.

Le tre vocali lunghe

Nella pronuncia delle parole, quando la voce si sofferma alquanto su una consonante, si indica scrivendo una lettera, chiamata di prolungamento, subito dopo la consonante che la precede nella pronuncia e cioè:

La "â" (a lunga) si indica facendo seguire la lettera Lingua araba grammatica, alif chiamata alif, alla consonante che la precede sormontata dalla (fathah), cosi:Lingua araba grammatica, alif lunga
La "î" (i lunga) si indica facendo seguire la lettera Lingua araba grammatica, iya chiamata yâ, alla consonante che la precede con sotto la (kasrah), cosi: Lingua araba grammatica, iya lunga
La "û" (u lunga) si indica facendo seguire la lettera Lingua araba grammatica, waw chiamata wâw alla consonante che la precede con sopra la (dammah), cosi: Lingua araba grammatica, waw lunga

Tanwîn o nunazione *

Per dare un significato d'indeterminazione ad un sostantivo si possono trovare in fine della parola i seguenti segni vocalici e si leggono rispettivamente:
"an" è il tanwîn della fathah, cosi: Lingua araba grammatica, tanwin fathah
"in" è il tanwîn della kasrah, cosi: Lingua araba grammatica, tanwin kasrah
"un" è il tanwîn della dammah, cosi: Lingua araba grammatica, tanwin dammah
Il raddoppiamento del segno vocalico è chiamato tanwîn , in italiano, nunazione.



L'arabo grazie alla lettura del Corano, sempre identica nei secoli, ha conservato intatta questa ricchezza di suoni evitando l'usura fonetica subite generalmente dalle altre lingue nel corso della loro evoluzione.

Alfabeto arabo illustrato

* "In linguistica, fenomeno proprio della lingua araba, consistente nell'aggiunta di un elemento nasale (an, in, un) alla fine di un sostantivo per dare a questo un significato di indeterminazione: per es., ragiul "uomo", ragiulun "un uomo"." (Vocabolario della lingua Italiana Treccani)